Il Diesel che brucia la strada del successoPosted on 23 April 2009
di CLAUDIO SALVATI
Che Vin Diesel sia un personaggio assolutamente sui generis per gli standard hollywoodiani non ce lo suggerisce solo il suo fisico scultoreo (qualcuno direbbe massiccio), la voce baritonale o il cranio completamente rasato.
Con quella sensazione decisa di potenza che esprime, il volto corrucciato e la camminata da figo coatto, sembra nato per il cinema d’azione; eppure Mark Vincent (il suo vero nome), newyorkese, vive il cinema che produce ed interpreta con il distacco dei grandi che non amano prendersi sul serio, e ambisce qualcosa di più che semplici pellicole muscolari, adrenaliniche, esplosive.
Ne sa qualcosa Steven Spielberg, che quando lo diresse in Salvate Il Soldato Ryan rimase davvero ben impressionato del suo cortometraggio, Multi-Facial, da lui scritto, prodotto e diretto, presentato al Festival di Cannes, ma il suo esordio dietro la macchina da presa è addirittura del 1997 con Strays, sorta di melò/noir sulla falsariga di As Tears Go By di Wong Ka Way.
Con un modello estetico così e il plauso del creatore di E.T. non possiamo certo credere che Vin Diesel si limiterà a ripetere all’infinito i tre caratteri cinematografici che gli hanno regalato a popolarità.
Se infatti è il fantascientifico a basso costo Pitch Black, a suo modo un “cult” moderno, ad imporlo come nuovo emulo di Stallone & Schwarzenneger, con il suo criminale spaesato e pericoloso alle prese con forze aliene che tramano al buio (personaggio che riprenderà nel 2006 con The Chronicles Of Riddick), non si può non riconoscere che Vin Diesel deve la quota maggiore della sua popolarità allo strafottente Dom Toretto, ladro di auto e denari dell’incandescente saga di Fast & Furious, iniziata da Rob Cohen ma giunta al quarto episodio con la regia iper-cinetica di Justin Lin, e allo Xander Cage di XXX, ardito praticante di sport estremi che collabora con l’FBI per la salvezza del mondo, ancora una volta coadiuvato da colui che a tutti gli effetti è il suo pigmalione, lo stesso Cohen di Fast & Furious.
Ma l’uomo è ambizioso e dopo una parentesi comica davvero sorprendente e sorprendentemente prodotta dalla Disney (Missione Tata, di Adam Shankman, e il patrocinio della famiglia di Topolino la dice lunga sul potenziale economico di questo attore), Vin Diesel si cimenta col cinema impegnato, lasciandosi dirigere da Sidney Lumet nell’anno del suo premio Oscar alla Carriera: Prova A Incastrarmi – Find Me Guilty ha un’autonomia e una forza che lo rendono un “legal thriller” di grande impatto sulla storia del processo per mafia più lungo della storia degli Stati Uniti.
Si parteggia per i cattivi con ironia beffarda, e ciò ha indispettito molti estimatori del regista, ma l’attore è strepitoso e nella versione originale addirittura maestoso.
Dopo il non esaltante Babylon A.D., di Mathieu Kassowitz, Vin Diesel è tornato al congeniale Fast & Furious – Solo Parti Originali, ma le ambizioni non si sono perse sulla strada del successo; è stato infatti annunciato per il 2010 l’ambizioso Hannibal The Conqueror, sullo storico condottiero di Cartagine, che dovrebbe interpretare e dirigere, coniugando finalmente la sua indole di nuovo eroe hollywoodiano, con la volontà di imprimere il suo nome su qualcosa di personalmente importante.
CLAUDIO SALVATI
FONTE
http://www.laltrapagina.it/mag/?p=248Figlio di Annibale. Intervista a Vin Diesel“Sa qual è la verità? Che mi diverto sempre molto a fare quello che faccio.”
Vin Diesel non ha dubbi: recitare è un processo che lo interessa e che intende ancora sviluppare, nonostante, il suo futuro sia, apparentemente, rivolto sempre più verso la produzione e la regia. “Lavoro sempre su qualcosa di nuovo. Sono stato educato a spingere la pietra lungo il dorso della montagna senza attendere mai la fine. E io continuo ad andare avanti per la mia strada. La mia idea è quella di non pormi limiti e di provare a realizzare sogni che solo in pochi sono riusciti a fare avverare.” Fast & Furious – Solo parti originali è il nuovo film interpretato dal quarantaduenne attore newyorkese che torna nel ruolo di Dominic Toretto otto anni dopo il primo capitolo della saga ad alto numero di ottani, incarnazione di un’idea postmoderna del western metropolitano. Un film interessante e dal grande successo negli Stati Uniti che riunisce il cast dell’originale.
Perché ha scelto di tornare nel ruolo di Dominic Toretto?Mi avevano chiesto di interpretare un cameo nel terzo film intitolato Tokyo Drift. Il mio agente ha risposto che non ero interessato. Così loro mi hanno offerto, in cambio della mia partecipazione, la possibilità di produrre il quarto Fast & Furious. In un certo senso è come se avessero ‘visto il mio bluff’ e così ho potuto realizzare quello che io considero come il vero sequel dell’originale. Un film ideato in maniera molto ‘classica’.
Ovvero?Sarei infinitamente più ricco se accettassi di interpretare tutti i seguiti che mi vengono offerti. Per me l’unico approccio possibile a questo tipo di cinema è quello di Francis Ford Coppola quando ha realizzato Il Padrino Parte II e Parte III. Non un seguito tout court, quindi, bensì un vero e proprio nuovo capitolo. Qualcuno dice che sono un idealista, ma la realtà è che io non ho bisogno di fare un film ogni due ore. Posso aspettare il momento e soprattutto la storia ‘giusti’. Io non sfrutto l’essere una celebrità per arricchirmi, ma per fare un cinema che mi piace. La chiave per fare un buon film è lo sviluppo dei personaggi e, soprattutto, il rapporto tra loro. L’unico approccio possibile sta nel rispetto. Con Fast & Furious posso dire di avere raggiunto il mio scopo e ne sono orgoglioso.
Parliamo di Annibale?E’ parzialmente colpa mia se ancora non è ‘successo’…le cose buone richiedono sempre del tempo in più per accadere.
Ovvero?Se avessi accettato di farlo dirigere da qualcun altro, questo film si sarebbe già fatto. In realtà era un qualcosa che non potevo permettere: ho preferito resistere alla tentazione di partire lo stesso con il progetto, guadagnando, peraltro, un sacco di soldi. Annibale è il film che io devo dirigere, perché l’ho già visionato tutto nella mia testa. E’ una storia che per me è sacra e io sono convinto di potere raccontare questa storia come nessun altro potrebbe fare.
Forse dovrebbe dirigere un altro film nel frattempo per convincere lo Studio di essere in grado di realizzare un kolossal come Annibale – il Conquistatore…Questo è l’approccio migliore e il più “logico”. Quello che anche il mio agente mi ha consigliato di seguire. Del resto, come regista, ho all’attivo solo un cortometraggio costato poche centinaia di dollari. Anche se persone come Spielberg hanno riconosciuto il mio talento, è difficile pensare di potermi affidare una produzione così costosa. Probabilmente dirigerò un altro film nel frattempo eppoi sarà, finalmente, la volta di Annibale.
Non teme anche il fatto che essendo l’icona di un certo cinema d’azione la gente a Hollywood non la prenda troppo sul serio?Forse c’è anche questa componente. Il problema principale deriva sicuramente dal grande potere che viene messo in mano ad un regista hollywoodiano. Una cosa è certa: realizzerò questo film anche se mi troverò davanti difficoltà degne delle fatiche di Ercole. Alle volte penso che sia lo stesso spirito di Annibale a complicare le cose e a volere vedere quanto sono disposto a rischiare per essere degno di raccontare. Del resto io non faccio cinema per motivazioni di marketing, ma interpreto pellicole dove mi interessa esserci. Desidero potere essere sempre dietro al film che faccio e sostenerlo in tutto e per tutto. Alle volte recito gratis come Prova ad incastrarmi di Sidney Lumet, perché sento sempre il bisogno di essere orgoglioso del mio lavoro.
(Marco Spagnoli)
FONTE
http://www.primissima.it/primo_piano/pagina2833.html